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La danza del Sumo

Quando sono tornato in Giappone nel novembre del 2017 ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto: prima di allora non ero mai riuscito ad assistere ad un incontro di Sumo.
Nonostante mi sia fermato a Fukuoka solamente 3 giorni, erano gli ultimi in cui era possibile assistere al torneo che a novembre si svolge proprio in questa città (gli altri si svolgono tre volte a Tokyo – gennaio, maggio e settembre – uno a Osaka – marzo – e uno a Nagoya – luglio -).
Primo problema, i biglietti andavano acquistati con grande anticipo, essendo un evento molto popolare e lo sport nazionale per eccellenza; come fare quindi?

Per fortuna ho chiesto aiuto a degli amici giapponesi che mi hanno consigliato di provare a recarmi sul luogo dell’evento la mattina presto, per accaparrarmi gli ultimi biglietti.
E così, alle 7 del mattino, mi sono svegliato (tale era la mia voglia di non perdere questa occasione unica!) e mi sono recato a piedi al Fukuoka Kokusai Center, a circa mezz’oretta dal nostro appartamentino trovato su airbnb.

Lungo la strada mi sono fermato a immortalare l’alba, ho acquistato la colazione in un konbini (minimarket aperto 24 ore) per poi mettermi diligentemente in coda ed ottenere gli agognati biglietti:

Ovviamente ho potuto acquistare solamente quelli in ultima fila, senza posti assegnati, dal costo di 2100 yen  (circa 17 euro) .


L’evento dura vari giorni ed inizia dal mattino, coi lottatori meno conosciuti, fino alla sera, quando ci sono gli scontri più importanti.
Io ovviamente dopo aver ottenuto i biglietti, per me ed i miei due amici, sono tornato a dormire ma che bello che è stato vedere la città svegliarsi!

Verso le 3 del pomeriggio ci siamo quindi diretti allo “stadio”, ancora mezzo vuoto, ed inizialmente siamo riusciti anche a sederci in una postazione riservata dove i giapponesi fanno dei veri e propri pic-nic osservando i vari incontri; quando però sono arrivati i possessori dei biglietti abbiamo dovuto “levare le tende” e andarci a posizionare nel nostro settore più in alto.

Un mio amico mi aveva avvertito che non è uno sport per tutti e potrebbe risultare noioso: io ne sono rimasto meravigliato ed affascinato.

Per chi non lo sapesse, l’evento si svolge in questo modo:

Inizialmente tutti i lottatori, detti Rikishi, salgono nella zona di combattimento, il terreno sacro chiamato Dohyō, presentandosi al pubblico; ognuno di loro si distingue dai suoi avversari grazie ad una cintura colorata, che prende il nome di Kensho Mawashi.

Prima di iniziare a combattere i due sfidanti eseguono dei rituali scaramantici:

il primo si chiama Shiko e consiste nell’allargare le gambe con le ginocchia piegate sollevandole alternativamente; lo fanno per distendere i muscoli ma anche per allontanare i demoni ed intimorire l’avversario.

Dopo di che, prendono una manciata di sale e la lanciano sul dohyō per proteggersi dagli infortuni.
Infine, si posizionano dietro alle linee al suolo e appoggiano entrambe le mani: in questo momento l’arbitro deve stare particolarmente attento perché, non appena le mani toccano il suolo, sono autorizzati ad attaccare.

Lo scontro dura il più delle volte pochi secondi ed è incredibile vedere come questi enormi lottatori siano agili e riescano addirittura a sollevare gli avversari!

Lo scontro termina e l’arbitro decreta il vincitore solo quando uno dei due contendenti tocca l’esterno dell’anello o tocca il suolo con una parte del corpo diversa dai piedi.

Purtroppo, non avendo posti a sedere e avendo dormito poco la notte precedente, dopo circa 3 ore ce ne siamo andati non riuscendo a vedere l’incontro principale, ma sono stato davvero contento di non aver perso questa occasione e sono rimasto impressionato da quella che è una vera e propria danza di combattimento.


I giorni seguenti abbiamo notato che in tv si parlava tantissimo di un lottatore e, per curiosità, in un ristorante di udon ad Okayama abbiamo provato a chiedere cosa fosse successo, in quanto era sempre circondato dalla polizia e dai fotografi: un grande scandalo ha coinvolto Harumafuji, l’ultimo vincitore del torneo di Tokyo e settantesimo Yokozuna (cioè il grado più alto che si possa ottenere nel sumo), che lo ha costretto ad annunciare il suo ritiro momentaneo dalla competizione e a scusarsi pubblicamente dopo aver dato una bottigliata in testa ad un lottatore di grado inferiore, ferendolo e non consentendogli quindi di partecipare al torneo di Fukuoka.

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