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L’arte di Satoshi Kon

Sono sempre stato affascinato dai film in cui i sogni si fondono con la realtà, quelli dove bisogna aspettare la fine per riuscire a collegare tutti i pezzettini della storia e capirci qualcosa (Mulholland Drive di David Lynch, Inception di Christopher NolanIl cigno Nero di Darren Aronofsky sono alcuni dei miei film preferiti in assoluto).
Forse è per questo che sono rimasto così tanto impressionato quando ho visto il primo film di Satoshi Kon: PERFECT BLUE.

Questo film di animazione (del 1997) è un thriller-psicologico estremamente oscuro e inquietante, che consiglio ad un pubblico adulto: racconta la vita di una idol, Mima, che decide di cambiare carriera, da quella musicale, all’interno di un gruppo pop, a quella di attrice.
A causa di questa svolta lavorativa viene presa di mira da un suo accanito sostenitore, incapace di accettare questo cambiamento, che inizia a perseguitarla; gli eventi iniziano a diventare confusi quando alcune persone attorno a lei vengono uccise brutalmente, e la realtà inizia a confondersi con gli incubi della sua mente.
Il ritmo del film è un crescendo di terrore e angoscia, dove lo spettatore, proprio come nei film onirici di Lynch, non riesce a capire appieno cosa stia succedendo se non verso la fine; in questo disorientamento la regia è magistrale e le scene sono di grande impatto emotivo.
In sottofondo rimane la denuncia dell’autore riguardo la tematica dello sfruttamento dello show business giapponese, dove le ragazze che vogliono entrare in questo mondo, fin da giovanissime, vengono sfruttate e “fatte diventare” famose fino all’eccesso, creando delle “fanbase” a volte talmente tanto accanite da sfociare in episodi di stalking e di persecuzione, per poi dimenticarsene.


Rimasto talmente tanto impressionato da questo film ho iniziato ad informarmi su questo autore e di conseguenza a cercare tutti gli altri suoi titoli, che non mi hanno mai lasciato deluso.
Di seguito ve li riassumo molto brevemente:

 


MILLENNIUM ACTRESS (2001)

Il film racconta la vita di Chyoko, una famosissima attrice del cinema giapponese ormai in pensione.
Intervistata da un regista di documentari, da sempre suo grande ammiratore, ripercorre il suo passato mischiando la sua giovinezza con le scene dei film da lei interpretati: passiamo così da scene di guerra dell’antico Giappone a momenti più spensierati, fino alla partenza verso lo spazio a bordo di un missile.
La sua vita ha come cardine una chiave misteriosa che un giovane pittore le aveva regalato anni prima: sarà proprio questa chiave a spingerla a diventare un’attrice, nella speranza che la fama la porti a ritrovare quel ragazzo di cui si è tanto innamorata e di cui purtroppo ha perso le tracce.
Alla fine, la sua infinita ricerca le farà realizzare che quella chiave le è servita a ricordare i momenti a lei più cari e che la cosa più importante della sua vita è stato l’inseguimento del desiderio d’amare.

 


TOKYO GODFATHERS (2003)

E’ una commedia simpatica e divertente, che mostra un lato di Tokyo raramente mostrato sullo schermo: durante la notte di Natale, tre senzatetto (Gin, un ex ciclista alcolizzato – Hana, un travestito – Miyuki, una ragazza scappata di casa), mentre rovistano nella spazzatura per cercare i loro “regali di Natale”, sentono il pianto di una neonata.
Inizialmente Gin propone di portarla subito alla polizia ma Hana, che ha sempre voluto essere una madre, li convincerà ad iniziare un viaggio alla ricerca della famiglia che ha abbandonato la bambina, durante il quale pian piano si riveleranno le storie dei tre strampalati componenti del gruppo.
Ognuno dei protagonisti si insinua nel cuore dello spettatore che, nonostante qualche litigio e battibecco, sono praticamente inseparabili e si vogliono bene come una vera famiglia.

 


PAPRIKA (2006)

Forse può essere considerato il punto di incontro di tutti i suoi film precedenti: anche qui il tema del mondo onirico e dell’inconscio sono gli elementi centrali della narrazione.
Ispirato ad un romanzo di Yasutaka Tsutsui (uno dei maestri della letteratura fantascientifica giapponese), la storia si sviluppa in un continuo mescolarsi di realtà, sogno e fantasia.
Un po’ come nel film Inception, in questo film è presente una tecnologia che permette di entrare nei sogni dei pazienti di Atsuko Chiba, di professione psicoterapeuta.
Tutto ciò avviene grazie al DC-Mini, un dispositivo futuristico che però, prima ancora di essere brevettato, viene trafugato.
Come se non bastasse il Dottor Shima, direttore e mentore di Atsuko, viene imprigionato nel sogno delirante di un pazzo, e sarà Konakawa, un detective che odia il cinema ma i cui sogni sono a sfondo cinematografico, aiutato da Paprika, l’alter ego della dottoressa Atsuko, e dal dottor Tokita, l’inventore del prototipo, ad indagare sull’accaduto.

SATOSHI KON  (12 ottobre 1963 – Tokyo, 24 agosto 2010)

Inizialmente la sua idea era quella di diventare un pittore, ma dopo aver realizzato il manga “Kaikisen” (La stirpe della sirena), viene notato da Katsuhiro Ōtomo, col quale collaborerà producento il manga “World Apartment Horror“.
Proseguirà con altre collaborazioni fino a quando nel 1997 debutta alla regia con “Perfect Blue“: inizialmente prodotto per il mercato home video, dato l’enorme successo viene proiettato nelle sale cinematografiche, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e di critica.
Grazie a questo successo prosegue la carriera di regista con budget più alti e godendo di un’ampia libertà creativa, affrontando temi psicoanalitici e sociali, fino ad allora poco presenti negli anime più comuni.
Usciranno quindi “Millennium Actress” e due anni dopo “Tokyo Godfathers“; nel 2004 si dedica alla scrittura e alla regia della serie televisiva “Paranoia Agent“, per poi tornare subito al cinema due anni dopo con “Paprika“.
Purtroppo, affetto da un grave tumore al pancreas, Satoshi Kon muore il 24 agosto 2010, non riuscendo a terminare il suo ultimo capolavoro: “The Dreaming Machine“.
Sul suo sito web (in giapponese) viene pubblicato postumo un suo messaggio, intitolato “Sayonara“, in cui scrive al pubblico della sua malattia e del suo ultimo lavoro, ringraziando tutti con queste toccanti ultime parole:

世界中に存する善きものすべてに感謝したい気持ちと共に、筆をおくことにしよう。
じゃ、お先に。今 敏

Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna.
Con permesso. Satoshi Kon


Alcuni anni fa ho acquistato un art book edito da Dark Horse (The Art of Satoshi Kon) che contiene circa 140 pagine piene di bellissime illustrazioni dei film citati precedentemente, oltre ai disegni di “The Dreaming Machine“, dei suoi manga e altri progetti meno conosciuti o incompleti.

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