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  • A Fukuoka nel mese di luglio si festeggia L'Hakata Gion Yamakasa, uno dei più grandi Matsuri del Giappone che da oltre 750 anni esprime lo spirito degli "Hakatakko", la gente di Hakata. La celebrazione è originaria del tredicesimo secolo, quando un monaco buddista, chiamato Shoichikokushi, pose fine ad una grave epidemia pregando e spargendo acqua benedetta per le vie della città, muovendosi per mezzo di un carro chiamato "Segakidana". I partecipanti indossano una giacca corta chiamata "mizuhappi", ed un perizoma chiamato "shimekomi". Sette squadre gareggiano per le strade di Hakata trasportando sulle loro spalle un carro kakiyama pesante una tonnellata. Vince chi percorre due chilometri nel minor tempo possibile.
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  • La triste storia di Sadako Sasaki è ricordata da questo monumento all'interno del parco della pace di Hiroshima: vittima delle radiazioni nucleari causate dalla bomba sulla città, passò il suo ultimo anno di vita in ospedale costruendo origami a forma di gru nella speranza di arrivare a farne 1000 e poter esprimere un desiderio, come raccontava un'antica leggenda giapponese raccontatale dalla sua migliore amica. Questa sua grande forza d'animo è diventata il simbolo del desiderio di avere un mondo senza guerre e armi nucleari. Morì di leucemia il 25 ottobre 1955 e pochi anni dopo fu creata la statua con il titolo "I bambini della bomba atomica", in occasione della festività del Kodomo no hi (il "giorno dei bambini").
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  • Una delle tante particolarità che stupisce sempre i turisti alla prima visita di questo paese: i cavi elettrici sospesi e aggrovigliati, in forte contrasto con l'ordine e la pulizia delle strade. Che ci si trovi in città o in una zona di campagna, alzando lo sguardo al cielo, è impossibile non notare questo caos di cavi neri. Ma qual è il motivo per cui, rispetto a molti altri paesi del mondo, non vengono interrati? Molti pensano che, a causa dei terremoti che colpiscono frequentemente il paese, sia più facile effetturare gli interventi di riparazione. Inoltre, da un punto di vista economico, interrare i cavi risulterebbe essere fino a 10 volte più costoso. In realtà, fin dagli anni 80', il governo giapponese ha incentivato la sostituzione delle linee elettriche con quelle interrate, che verrebbero protette maggiormente dagli eventi atmosferici, ma ad oggi l'opinione generale è ancora divisa su cosa sia meglio e per molto tempo questo ammasso di cavi continuerà a rimanere una parte del panorama urbano che contraddistingue il Giappone.
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  • La grande insegna al neon dell'atleta che corre, sopra al ponte di Ebisubashi, è una delle icone del quartiere Dōtombori di Osaka: risale addirittura al 1935 (anche se è stata aggiornata ben 6 volte, l'ultima nel 2004) e sponsorizza il marchio Glico, un'azienda dolciaria giapponese con sede in questa città e famosa per le sue tradizionali caramelle e per i biscotti Pocky (conosciuti in Europa come Mikado). Alta 20 e larga 10 metri, è uno dei luoghi più popolari dove darsi appuntamento per poi immergersi nella vivace vita notturna del quartiere o per dirigersi in uno dei numerosi bar e ristoranti presenti lungo il canale: okonomiyaki, takoyaki, udon, sushi e il fugu, ossia il pesce palla, un pesce molto velenoso e potenzialmente letale, che può essere cucinato e assaporato come una vera e propria specialità.
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  • L'acquario Churaumi(沖縄美ら海水族館 Okinawa Churaumi Suizokukan) è uno dei più grandi al mondo e si trova nel nord dell'isola di Okinawa. Il nome deriva da due parole unite: "Chura" significa "bellezza" o "grazia" nel dialetto di Okinawa, mentre "Umi" significa "oceano" in giapponese. La vasca più grande si chiama Kurushio Sea e, con 7,5 milioni di litri di acqua marina, è la terza vasca più capiente del mondo: alta 8,2 metri, larga 22,5 metri e con un vetro spesso 60cm, al suo interno è possibile ammirare squali balena lunghi fino a 8,7 metri, razze, tartarughe giganti e pesci tropicali.
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  • L'isola di Zamami (座間味島, Zamami-jima) fa parte dell'arcipelago delle isole Kerama ed è una famosa destinazione per poter praticare scuba-diving e snorkeling grazie alle sue acque cristalline e pesci tropicali, oltre ad avere spiagge dalla sabbia bianchissima. Dista circa 40km dall'isola di Okinawa ed è raggiungibile in aereo o con un traghetto dal porto principale di Naha. L'isola è pressochè disabitata ed è possibile soggiornare solo in un piccolo hotel e mangiare in un ristorantino sul porto. Da gennaio a marzo le acque circostanti sono popolate da balene e piccole compagnie offrono la possibilità di fare dei tour per ammirarle ad una distanza di sicurezza.
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  • Amanohashidate (天橋立) è famosa per questa lunghissima lingua di sabbia che attraversa la baia di Miyazu, nel nord della prefettura di Kyoto. Si dice che guardandola con la testa fra le gambe, ricordi un ponte sospeso nel cielo che collega la terra al paradiso. I migliori punti di osservazione sono sulle montagne ai due estremi della baia, che offrono parchi divertimento e punti panoramici. Lunga 3,6 km e larga tra i 10 e i 40 metri, la si può percorrere interamente a piedi. Assieme al Torii nell'acqua di Miyajima e alla baia di Matsushima, quello di Amanohashidate è considerato uno dei tre più bei panorami del Giappone.
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  • La Fukuoka Tower, eretta nel 1989 e alta 234 metri, è il grattacielo più alto del Kyushu, la più alta torre costiera del Giappone ed il 13° edificio più alto del paese. Da una stanza posta a 123 metri d'altezza offre la possibilità di ammirare uno splendido panorama a 360° della città. La torre ha una sezione triangolare ed è ricoperta da 8000 finestre a specchio facendola sembrare un grattacielo, ma in realtà al suo interno è vuota.
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  • “Chi scala il monte Fuji una volta nella vita è un uomo saggio, chi lo scala due volte è un pazzo” è un antico detto che riguarda il vulcano più famoso e simbolico del Giappone. Il Monte Fuji (富士山 Fuji-san o Fuji-yama) è alto 3.776 m ed è considerato una delle "tre montagne sacre" insieme al Monte Tate e al Monte Haku. E' circondato da 5 laghi e per intraprendere la scalata alla cima esistono molti percorsi, diversi per bellezza paesaggistica e difficoltà, che richiedono molte ore e spesso la necessità di effettuare una sosta notturna in uno dei tanti punti di ristoro lungo il percorso. Dista da Tokyo solamente 100 km e nelle giornate più serene è possibile scorgerlo in tutta la sua maestosità.
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L’arte di Satoshi Kon

Sono sempre stato affascinato dai film in cui i sogni si fondono con la realtà, quelli dove bisogna aspettare la fine per riuscire a collegare tutti i pezzettini della storia e capirci qualcosa (Mulholland Drive di David Lynch, Inception di Christopher NolanIl cigno Nero di Darren Aronofsky sono alcuni dei miei film preferiti in assoluto).
Forse è per questo che sono rimasto così tanto impressionato quando ho visto il primo film di Satoshi Kon: PERFECT BLUE.

Questo film di animazione (del 1997) è un thriller-psicologico estremamente oscuro e inquietante, che consiglio ad un pubblico adulto: racconta la vita di una idol, Mima, che decide di cambiare carriera, da quella musicale, all’interno di un gruppo pop, a quella di attrice.
A causa di questa svolta lavorativa viene presa di mira da un suo accanito sostenitore, incapace di accettare questo cambiamento, che inizia a perseguitarla; gli eventi iniziano a diventare confusi quando alcune persone attorno a lei vengono uccise brutalmente, e la realtà inizia a confondersi con gli incubi della sua mente.
Il ritmo del film è un crescendo di terrore e angoscia, dove lo spettatore, proprio come nei film onirici di Lynch, non riesce a capire appieno cosa stia succedendo se non verso la fine; in questo disorientamento la regia è magistrale e le scene sono di grande impatto emotivo.
In sottofondo rimane la denuncia dell’autore riguardo la tematica dello sfruttamento dello show business giapponese, dove le ragazze che vogliono entrare in questo mondo, fin da giovanissime, vengono sfruttate e “fatte diventare” famose fino all’eccesso, creando delle “fanbase” a volte talmente tanto accanite da sfociare in episodi di stalking e di persecuzione, per poi dimenticarsene.


Rimasto talmente tanto impressionato da questo film ho iniziato ad informarmi su questo autore e di conseguenza a cercare tutti gli altri suoi titoli, che non mi hanno mai lasciato deluso.
Di seguito ve li riassumo molto brevemente:

 


MILLENNIUM ACTRESS (2001)

Il film racconta la vita di Chyoko, una famosissima attrice del cinema giapponese ormai in pensione.
Intervistata da un regista di documentari, da sempre suo grande ammiratore, ripercorre il suo passato mischiando la sua giovinezza con le scene dei film da lei interpretati: passiamo così da scene di guerra dell’antico Giappone a momenti più spensierati, fino alla partenza verso lo spazio a bordo di un missile.
La sua vita ha come cardine una chiave misteriosa che un giovane pittore le aveva regalato anni prima: sarà proprio questa chiave a spingerla a diventare un’attrice, nella speranza che la fama la porti a ritrovare quel ragazzo di cui si è tanto innamorata e di cui purtroppo ha perso le tracce.
Alla fine, la sua infinita ricerca le farà realizzare che quella chiave le è servita a ricordare i momenti a lei più cari e che la cosa più importante della sua vita è stato l’inseguimento del desiderio d’amare.

 


TOKYO GODFATHERS (2003)

E’ una commedia simpatica e divertente, che mostra un lato di Tokyo raramente mostrato sullo schermo: durante la notte di Natale, tre senzatetto (Gin, un ex ciclista alcolizzato – Hana, un travestito – Miyuki, una ragazza scappata di casa), mentre rovistano nella spazzatura per cercare i loro “regali di Natale”, sentono il pianto di una neonata.
Inizialmente Gin propone di portarla subito alla polizia ma Hana, che ha sempre voluto essere una madre, li convincerà ad iniziare un viaggio alla ricerca della famiglia che ha abbandonato la bambina, durante il quale pian piano si riveleranno le storie dei tre strampalati componenti del gruppo.
Ognuno dei protagonisti si insinua nel cuore dello spettatore che, nonostante qualche litigio e battibecco, sono praticamente inseparabili e si vogliono bene come una vera famiglia.

 


PAPRIKA (2006)

Forse può essere considerato il punto di incontro di tutti i suoi film precedenti: anche qui il tema del mondo onirico e dell’inconscio sono gli elementi centrali della narrazione.
Ispirato ad un romanzo di Yasutaka Tsutsui (uno dei maestri della letteratura fantascientifica giapponese), la storia si sviluppa in un continuo mescolarsi di realtà, sogno e fantasia.
Un po’ come nel film Inception, in questo film è presente una tecnologia che permette di entrare nei sogni dei pazienti di Atsuko Chiba, di professione psicoterapeuta.
Tutto ciò avviene grazie al DC-Mini, un dispositivo futuristico che però, prima ancora di essere brevettato, viene trafugato.
Come se non bastasse il Dottor Shima, direttore e mentore di Atsuko, viene imprigionato nel sogno delirante di un pazzo, e sarà Konakawa, un detective che odia il cinema ma i cui sogni sono a sfondo cinematografico, aiutato da Paprika, l’alter ego della dottoressa Atsuko, e dal dottor Tokita, l’inventore del prototipo, ad indagare sull’accaduto.

SATOSHI KON  (12 ottobre 1963 – Tokyo, 24 agosto 2010)

Inizialmente la sua idea era quella di diventare un pittore, ma dopo aver realizzato il manga “Kaikisen” (La stirpe della sirena), viene notato da Katsuhiro Ōtomo, col quale collaborerà producento il manga “World Apartment Horror“.
Proseguirà con altre collaborazioni fino a quando nel 1997 debutta alla regia con “Perfect Blue“: inizialmente prodotto per il mercato home video, dato l’enorme successo viene proiettato nelle sale cinematografiche, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e di critica.
Grazie a questo successo prosegue la carriera di regista con budget più alti e godendo di un’ampia libertà creativa, affrontando temi psicoanalitici e sociali, fino ad allora poco presenti negli anime più comuni.
Usciranno quindi “Millennium Actress” e due anni dopo “Tokyo Godfathers“; nel 2004 si dedica alla scrittura e alla regia della serie televisiva “Paranoia Agent“, per poi tornare subito al cinema due anni dopo con “Paprika“.
Purtroppo, affetto da un grave tumore al pancreas, Satoshi Kon muore il 24 agosto 2010, non riuscendo a terminare il suo ultimo capolavoro: “The Dreaming Machine“.
Sul suo sito web (in giapponese) viene pubblicato postumo un suo messaggio, intitolato “Sayonara“, in cui scrive al pubblico della sua malattia e del suo ultimo lavoro, ringraziando tutti con queste toccanti ultime parole:

世界中に存する善きものすべてに感謝したい気持ちと共に、筆をおくことにしよう。
じゃ、お先に。今 敏

Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c’è nel mondo, poso la mia penna.
Con permesso. Satoshi Kon


Alcuni anni fa ho acquistato un art book edito da Dark Horse (The Art of Satoshi Kon) che contiene circa 140 pagine piene di bellissime illustrazioni dei film citati precedentemente, oltre ai disegni di “The Dreaming Machine“, dei suoi manga e altri progetti meno conosciuti o incompleti.

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  • A Fukuoka nel mese di luglio si festeggia L'Hakata Gion Yamakasa, uno dei più grandi Matsuri del Giappone che da oltre 750 anni esprime lo spirito degli "Hakatakko", la gente di Hakata. La celebrazione è originaria del tredicesimo secolo, quando un monaco buddista, chiamato Shoichikokushi, pose fine ad una grave epidemia pregando e spargendo acqua benedetta per le vie della città, muovendosi per mezzo di un carro chiamato "Segakidana". I partecipanti indossano una giacca corta chiamata "mizuhappi", ed un perizoma chiamato "shimekomi". Sette squadre gareggiano per le strade di Hakata trasportando sulle loro spalle un carro kakiyama pesante una tonnellata. Vince chi percorre due chilometri nel minor tempo possibile.
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