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Se vi state per recare in Giappone o volete approfondire la cultura di questo paese, esistono un’infinità di libri e guide da poter consultare.
Chi mi conosce sa che non sono un assiduo lettore (anzi oserei dire proprio il contrario!), di conseguenza quelle rarissime occasioni in cui divoro un libro dall’inizio alla fine, nonostante l’alto numero di pagine, lo ritengo un caso più unico che raro.
Ore Giapponesi, di Fosco Maraini, è uno di quei libri che dovete assolutamente leggere, nonostante sia stato scritto negli anni ’50, in un periodo a cavallo tra la fine della guerra e la ricostruzione del paese, e “aggiornato” con delle brevi integrazioni negli anni ’80 (sorrido, anche con un po’ di malinconia, al pensiero di come il tempo abbia cambiato moltissime cose).
E’ un racconto autobiografico del suo viaggio lungo il Tokaido, l’arteria stradale principale che percorre gran parte del Giappone, a bordo di una vecchia automobile ed in compagnia di due amici italiani, alla riscoperta dei luoghi dove aveva vissuto prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.
L’autore coglie l’occasione per parlare degli argomenti più vari, dall’economia alla storia, dall’etnologia alla religione e alla cultura, con l’intento di farci entrare nell’animo giapponese, così tanto diverso da quello occidentale; il tutto viene fatto ricordando anche il periodo di prigionia avvenuto durante il conflitto mondiale, causato dal rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò.

Di seguito, riporto un breve passaggio riguardante le differenze tra Firenze, città natale di Maraini, e Kyoto:

Kyoto è uno dei luoghi più ricchi di bellezza del mondo.
Tocchiamo qui di nuovo alcune delle fondamentali differenze fra Europa ed Asia estrema. Firenze è Occidente, bellezza che splende, coppa da bersi in un solo magico sorso; Kyoto è Oriente, bellezza celata, segreta, che devi conquistare a poco a poco. Firenze la puoi centellinare in un mese visitandone chiese, gallerie, ville, palazzi; ma puoi anche dire legittimamente d’averla veduta in un pomeriggio dai piazzali delle sue colline, dall’alto delle sue torri, dalle vie, dalle piazze, dai ponti. Per cominciare a sentire ed apprezzare Kyoto occorrono giorni e giorni. Tipico è anche il fatto che la sua Fiesole, lo Higashi-yama (Monte di Levante) non ha una strada o un punto da cui si possa godere una veduta d’insieme della città; dove sono salito io adesso è un sentiero da boscaioli fra greppi scivolosi coperti d’aghi di pino. Il concetto panorama è del tutto occidentale, niente affatto giapponese; vedere le cose in una sola volta: che cattivo gusto, che barbarie, che soddisfazione fanciullesca! Per questo ciò che vale, a Kyoto, sta nascosto in vallette, in alcove di verde fra le pieghe delle colline. Cammini, arrivi, scopri. Talvolta cammini, arrivi, non scopri nulla; ciò che t’incanta ancor più, ti spinge a nuove esplorazioni. Avviene come per l’innamorato che arde: i dinieghi capricciosi della sua donna non lo deprimono, ma lo portano ad impensati entusiasmi. Nemica mortale, nella scoperta di simile bellezza: la fretta. È dunque una magia che ti prende sottilmente, piano piano, che devi respirare, con cui devi convivere. Quando Kyoto ha capito che sei degno di lei, allora forse ti si concede.

Queste parole non potrebbero descrivere meglio come mi sia sentito le varie occasioni in cui ho avuto l’opportunità di visitare questa stupenda città: ogni volta c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, qualcosa che non si è riuscito a vedere, qualcosa di inaspettato che ci sorprende.
Leggendo le pagine del libro si riesce a percepire l’amore di Maraini per questo paese così distante e così diverso dalla cultura occidentale e si rimane affascinati dalla sua cultura, dal suo modo di scrivere e da tutti quei piccoli dettagli e aspetti di un Giappone pian piano sta scomparendo.
Sicuramente è un libro che negli anni tornerò a rileggere e che spero possa catturare anche la vostra attenzione!

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