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  • Il Koraku-en, situato a Okayama, è considerato uno dei tre grandi giardini del Giappone insieme al Kenroku-en di Kanazawa e al Kairaku-en di Mito. Realizzato su richiesta del daimyo Ikeda Tsunamasa e completato nel 1700, sorge a fianco al castello della città. Nella sere d'estate è possibile ammirarlo decorato con tante luci che illuminano il percorso.⠀
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  • Neon Genesis Evangelion è una serie televisiva anime di 26 episodi del 1995 creata dallo studio Gainax, sceneggiata e diretta da Hideaki Anno. è considerato uno degli anime più influenti di tutti i tempi ed è caratterizzato dalla presenza di numerosi riferimenti religiosi e da una profonda introspezione psicologica dei personaggi. Gli ultimi due episodi della serie originale, rei di aver lasciato numerosi misteri irrisolti, spinsero molti appassionati a chiedere una conclusione cinematografica che desse una risposta definitiva ai numerosi interrogativi rimasti insoluti. Nel 1997 furono così realizzati due lungometraggi per soddisfare i dubbi e le aspettative dei fans: Death & Rebirth e The End of Evangelion.⠀
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  • A Fukuoka nel mese di luglio si festeggia L'Hakata Gion Yamakasa, uno dei più grandi Matsuri del Giappone che da oltre 750 anni esprime lo spirito degli "Hakatakko", la gente di Hakata. La celebrazione è originaria del tredicesimo secolo, quando un monaco buddista, chiamato Shoichikokushi, pose fine ad una grave epidemia pregando e spargendo acqua benedetta per le vie della città, muovendosi per mezzo di un carro chiamato "Segakidana". I partecipanti indossano una giacca corta chiamata "mizuhappi", ed un perizoma chiamato "shimekomi". Sette squadre gareggiano per le strade di Hakata trasportando sulle loro spalle un carro kakiyama pesante una tonnellata. Vince chi percorre due chilometri nel minor tempo possibile.
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  • La triste storia di Sadako Sasaki è ricordata da questo monumento all'interno del parco della pace di Hiroshima: vittima delle radiazioni nucleari causate dalla bomba sulla città, passò il suo ultimo anno di vita in ospedale costruendo origami a forma di gru nella speranza di arrivare a farne 1000 e poter esprimere un desiderio, come raccontava un'antica leggenda giapponese raccontatale dalla sua migliore amica. Questa sua grande forza d'animo è diventata il simbolo del desiderio di avere un mondo senza guerre e armi nucleari. Morì di leucemia il 25 ottobre 1955 e pochi anni dopo fu creata la statua con il titolo "I bambini della bomba atomica", in occasione della festività del Kodomo no hi (il "giorno dei bambini").
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  • Una delle tante particolarità che stupisce sempre i turisti alla prima visita di questo paese: i cavi elettrici sospesi e aggrovigliati, in forte contrasto con l'ordine e la pulizia delle strade. Che ci si trovi in città o in una zona di campagna, alzando lo sguardo al cielo, è impossibile non notare questo caos di cavi neri. Ma qual è il motivo per cui, rispetto a molti altri paesi del mondo, non vengono interrati? Molti pensano che, a causa dei terremoti che colpiscono frequentemente il paese, sia più facile effetturare gli interventi di riparazione. Inoltre, da un punto di vista economico, interrare i cavi risulterebbe essere fino a 10 volte più costoso. In realtà, fin dagli anni 80', il governo giapponese ha incentivato la sostituzione delle linee elettriche con quelle interrate, che verrebbero protette maggiormente dagli eventi atmosferici, ma ad oggi l'opinione generale è ancora divisa su cosa sia meglio e per molto tempo questo ammasso di cavi continuerà a rimanere una parte del panorama urbano che contraddistingue il Giappone.
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  • La grande insegna al neon dell'atleta che corre, sopra al ponte di Ebisubashi, è una delle icone del quartiere Dōtombori di Osaka: risale addirittura al 1935 (anche se è stata aggiornata ben 6 volte, l'ultima nel 2004) e sponsorizza il marchio Glico, un'azienda dolciaria giapponese con sede in questa città e famosa per le sue tradizionali caramelle e per i biscotti Pocky (conosciuti in Europa come Mikado). Alta 20 e larga 10 metri, è uno dei luoghi più popolari dove darsi appuntamento per poi immergersi nella vivace vita notturna del quartiere o per dirigersi in uno dei numerosi bar e ristoranti presenti lungo il canale: okonomiyaki, takoyaki, udon, sushi e il fugu, ossia il pesce palla, un pesce molto velenoso e potenzialmente letale, che può essere cucinato e assaporato come una vera e propria specialità.
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  • L'acquario Churaumi(沖縄美ら海水族館 Okinawa Churaumi Suizokukan) è uno dei più grandi al mondo e si trova nel nord dell'isola di Okinawa. Il nome deriva da due parole unite: "Chura" significa "bellezza" o "grazia" nel dialetto di Okinawa, mentre "Umi" significa "oceano" in giapponese. La vasca più grande si chiama Kurushio Sea e, con 7,5 milioni di litri di acqua marina, è la terza vasca più capiente del mondo: alta 8,2 metri, larga 22,5 metri e con un vetro spesso 60cm, al suo interno è possibile ammirare squali balena lunghi fino a 8,7 metri, razze, tartarughe giganti e pesci tropicali.
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  • L'isola di Zamami (座間味島, Zamami-jima) fa parte dell'arcipelago delle isole Kerama ed è una famosa destinazione per poter praticare scuba-diving e snorkeling grazie alle sue acque cristalline e pesci tropicali, oltre ad avere spiagge dalla sabbia bianchissima. Dista circa 40km dall'isola di Okinawa ed è raggiungibile in aereo o con un traghetto dal porto principale di Naha. L'isola è pressochè disabitata ed è possibile soggiornare solo in un piccolo hotel e mangiare in un ristorantino sul porto. Da gennaio a marzo le acque circostanti sono popolate da balene e piccole compagnie offrono la possibilità di fare dei tour per ammirarle ad una distanza di sicurezza.
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  • Amanohashidate (天橋立) è famosa per questa lunghissima lingua di sabbia che attraversa la baia di Miyazu, nel nord della prefettura di Kyoto. Si dice che guardandola con la testa fra le gambe, ricordi un ponte sospeso nel cielo che collega la terra al paradiso. I migliori punti di osservazione sono sulle montagne ai due estremi della baia, che offrono parchi divertimento e punti panoramici. Lunga 3,6 km e larga tra i 10 e i 40 metri, la si può percorrere interamente a piedi. Assieme al Torii nell'acqua di Miyajima e alla baia di Matsushima, quello di Amanohashidate è considerato uno dei tre più bei panorami del Giappone.
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Fukuoka – La mia esperienza

Ritengo doveroso scrivere, tra i primissimi post di questo blog, un articolo sulla mia esperienza nella città che mi ha fatto innamorare perdutamente del Giappone: Fukuoka (福岡).
Come ho scritto nella mia biografia (Link), fare la mia esperienza di studio all’estero in questo paese non è stata una scelta dettata da una passione per la cultura dell’estremo oriente (anzi, col senno di poi, mi rendo conto che del Giappone non conoscevo proprio nulla!), quanto più un desiderio di allontanarsi il più possibile da casa e provare a cavarmela finalmente da solo (seppur finanziato dai miei genitori, che mai finirò di ringraziare).
Una volta tornato dalla selezione del Politecnico, infatti, la prima cosa che ho fatto è stata accendere il computer e andare su Google per vedere cosa uscisse nei risultati digitando “Fukuoka“… Ottenendo ben pochi risultati e sempre le stesse 4-5 immagini ripetute: insomma, una situazione poco promettente o entusiasmante!
Dopo aver inviato tutte le documentazioni necessarie all’università che mi avrebbe ospitato e aver studiato da autodidatta per un paio di mesi la lingua su dei video degli anni ’80 (se siete curiosi, ho ritrovato su Youtube tutti i video a questo Link), sono partito ad aprile del 2010, su un volo Air China che non dimenticherò mai: un sedile stretto e scomodo, nessuno schermo per svagarsi ma un unico televisore al centro della cabina che trasmetteva film in cinese ininterrottamente per 10 ore e, come se non bastasse già tutto questo, una passeggera cinese nella fila davanti col sedile reclinato per tutta la durata del volo che riduceva ancor di più il mio spazio vitale.
Arrivato all’aeroporto di Fukuoka, stremato, sono stato prelevato da un dipendente dell’università e portato al dormitorio, nel quartiere di Ijiri, dove avrei passato i miei futuri 6 mesi.
La mia stanza era un cubicolo di 13mq con tutto il necessario per la sopravvivenza: cucinotto, letto, armadio, scrivania e bagno/doccia trasformabile.

Nei giorni successivi ho fatto conoscenza con i miei futuri amici, iniziato ad esplorare il quartiere (il primo e fondamentale acquisto è stato una bicicletta usata) e iniziato a capire come raggiungere l’università, nel quartieri di Ōhashi, per frequentare le lezioni.

Col passare del tempo, facendo la vita del classico studente universitario, ho iniziato a riscontrare alcune differenze tra Politecnico di Milano e Kyushu University:
Prima di tutto in Giappone il primo semestre inizia ad aprile, contrariamente all’Italia dove inizia generalmente verso settembre/ottobre.
Al Poli, le lezioni da seguire erano le stesse per tutti, senza possibilità di potersi creare un percorso formativo “personalizzato”, ed i corsi “a scelta” erano molto limitati; qui, invece, ho avuto la possibilità di scegliere liberamente le lezioni da frequentare in base ai miei interessi e gusti personali, l’importante era solo dover raggiungere un certo numero di crediti formativi.
Quando frequentavo il campus della Bovisa, al termine delle lezioni generalmente me ne tornavo a casa: ammetto che non sono mai stato un grande frequentatore degli ambienti universitari in generale, e il mio carattere timido mi ha sempre fatto restare con i miei “pochi ma buoni” amici, ma allo stesso tempo non c’era un vero e proprio spazio a disposizione degli studenti dove potersi riunire e lavorare, escludendo la biblioteca; nel campus giapponese, invece, a ciascuno studente viene assegnata una scrivania personale all’interno di un laboratorio, con a capo un professore di riferimento; io sono stato assegnato ad Ishii Sensei, un professore di Car Design che aveva vissuto in Italia e che quindi riusciva a comunicare con me (perdonatemi la foto un po’ mossa ma è l’unica che sono riuscito a recuperare, all’epoca non erano ancora molto diffusi gli smartphone!).

Un’altra grandissima differenza che ho notato è stata l’uso del computer per visualizzare le idee ed i progetti: nonostante ce ne fosse a disposizione uno a testa fornito dall’università, rimaneva pressochè inutilizzato dagli studenti Giapponesi, mentre la loro bravura nel disegno a mano mi faceva rimanere a bocca aperta!

L’università era accessibile 24 ore su 24, e non era raro che alcuni studenti dormissero sotto le loro scrivanie invece di tornare a casa! Assistevo alle lezioni, dove venivano assegnati dei compiti/progetti, e poi tornavo alla mia scrivania, passando moltissimo tempo a sperimentare e lavorare ma anche a legare con i componenti del labo.
Sicuramente essendo un gaijin suscitavo in loro molta curiosità e si sono sempre dimostrati molto disponibili nell’aiutarmi a comprendere i loro metodi di studio ma anche a farmi conoscere meglio i dintorni del campus ed in generale la città.

Inoltre, quando è cominciato il periodo estivo, spesso venivano organizzati veri e propri barbecue sui piccoli terrazzi del campus, a cui partecipavano anche i professori: un’altra occasione dove poter legare ed avere un rapporto più stretto con tutti i componenti.

Per quanto riguarda invece il tempo libero, soprattutto nei weekend, la meta preferita era il centro città di Fukuoka: a bordo delle nostre biciclette (da cui poi è nato il nome Gaijin Riders) io ed i miei amici ci ritrovavamo alla stazione di Tenjin e da qui decidevamo in che ristorante mangiare, in che bar andare a bere o in che club andare a ballare.

Come tutte le esperienze belle ed intense, i 6 mesi di scambio culturale sono volati, e una volta finite le lezioni sono riuscito a girare per un paio di settimane la parte centrale del Giappone, senza però riuscire ad arrivare fino a Tokyo.
Ovviamente quando è stato il momento di tornare in Italia, mi sono ritrovato di nuovo ad avere problemi con i voli: comprando solamente la tratta di andata Fukuoka-Milano il prezzo era spropositato, e così ho avuto la geniale idea di comprare un pacchetto A/R… Il risparmio sarebbe stato sostanzioso, se solo fossi stato più attento: infatti, senza pensarci troppo, ho invertito la prenotazione e ho selezionato prima l’andata dall’Italia al Giappone, ritrovandomi così il biglietto annullato una volta che questo è decollato senza che fossi a bordo.
Ho dovuto quindi trovare in fretta e furia un secondo volo per il mio rientro: Fukuoka-Singapore, 10 ore di scalo, poi Singapore-Zurigo e da qui 4 ore di treno fino a Milano; un’odissea di circa 34 ore totali.
Sono così tornato in Italia il 17 settembre, passando la maggior parte del volo con le lacrime agli occhi, con la consapevolezza di aver fatto una delle più belle esperienze della mia vita ed aver trovato una “seconda casa” in cui sperare di fare ritorno il prima possibile.

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  • Il Koraku-en, situato a Okayama, è considerato uno dei tre grandi giardini del Giappone insieme al Kenroku-en di Kanazawa e al Kairaku-en di Mito. Realizzato su richiesta del daimyo Ikeda Tsunamasa e completato nel 1700, sorge a fianco al castello della città. Nella sere d'estate è possibile ammirarlo decorato con tante luci che illuminano il percorso.⠀
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  • Neon Genesis Evangelion è una serie televisiva anime di 26 episodi del 1995 creata dallo studio Gainax, sceneggiata e diretta da Hideaki Anno. è considerato uno degli anime più influenti di tutti i tempi ed è caratterizzato dalla presenza di numerosi riferimenti religiosi e da una profonda introspezione psicologica dei personaggi. Gli ultimi due episodi della serie originale, rei di aver lasciato numerosi misteri irrisolti, spinsero molti appassionati a chiedere una conclusione cinematografica che desse una risposta definitiva ai numerosi interrogativi rimasti insoluti. Nel 1997 furono così realizzati due lungometraggi per soddisfare i dubbi e le aspettative dei fans: Death & Rebirth e The End of Evangelion.⠀
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